ROSARIOFAGGIANO.IT - NEWS – 3 maggio 2020

PUGLIA – Il senatore Stefàno: “È terrorismo produrre Primitivo fuori dal suo storico terroir”. Scendono in campo Consorzi di tutela e organizzazioni di categoria. Il presidente Emiliano: “Pronti a difendere unicità dei nostri vini”

Vino, i produttori pugliesi: “No alla coltivazione di Primitivo in Sicilia”

Vino, i produttori pugliesi: “No alla coltivazione di Primitivo in Sicilia”
La ministra Bellanova: "Non consentirò mai che un vino siciliano Dop o Igp possa chiamarsi Primitivo. Ma nessuno può impedire sperimentazioni sui vitigni"
L’assessore della Regione Siciliana Edy Bandiera: “Il provvedimento di autorizzazione alla coltivazione è regolare e legittimo”


“Guerra” del Primitivo fra Puglia e Sicilia. Il caso è scoppiato in questi giorni, a seguito di un’interrogazione urgente alla ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova, presentata dal senatore Dario Stefàno. Il parlamentare salentino ha messo in evidenza “l’abuso” che sarebbe stato compiuto con “l’autorizzazione all’impianto e alla produzione del Primitivo in Sicilia”.

Stefàno, in sostanza, non ritiene “opportuno” il Decreto 1733 del 9 agosto 2019 con il quale il Dirigente Generale del Dipartimento dell’Agricoltura della Regione Siciliana ha autorizzato la coltivazione di nove nuove varietà di vite, fra cui il Primitivo.

In una nota Stefàno fra l’altro afferma che l’autorizzazione sarebbe «un’insopportabile mistificazione che offende le autoctonie, la storia produttiva e la tradizione di un intero territorio». E aggiunge: «Ho depositato un’interrogazione urgente al ministro perché si attivi al fine di rimediare ad un provvedimento varato dalla Regione Siciliana che rompe quel legame tra storicità e produzione nei territori e di cui il vino è e deve continuare ad essere espressione. Con questa interrogazione, invito pertanto il ministro a dare urgentemente risposta non solo ai produttori pugliesi ma all’intero sistema vitivinicolo italiano perché questo caso potrebbe creare un precedente pericolosissimo per la tenuta del valore delle autoctonie. Trovo poi – conclude - altrettanto grave il silenzio assordante della Regione Puglia se, come immagino, è stata informata per tempo di questo pernicioso provvedimento».

All’iniziativa di Stefàno è seguita, il giorno dopo, la ferma presa di posizione dei Consorzi di tutela del Primitivo di Manduria, del Salice Salentino, di Brindisi e Squinzano, dei Vini di Gioia del Colle e di Castel del Monte, nonché dell’Associazione “Donne del vino” Puglia, del Movimento Turismo del Vino Puglia, degli Assoenologi Puglia, Basilicata e Calabria, della Cia e della Confagricoltura Puglia.

«Per noi – scrivono in una nota i Consorzi e le organizzazioni di categoria - questo provvedimento è inammissibile. Tale decisione offende la nostra storia. Il Primitivo è un vitigno pugliese, espressione coerente del nostro territorio e delle nostre tradizioni vitivinicole. Inoltre, la sua affermazione commerciale, che lo pone come prodotto traino dell’economia vinicola, agroalimentare e enoturistica regionale, è il risultato di decenni di sforzi e investimenti, sacrifici dei viticultori. E non possiamo tollerare che tale patrimonio sia sottratto. A nome di tutta la filiera dei vini di qualità ed in particolare delle Denominazioni e dei Consorzi di tutela della Puglia, occorre porre la massima attenzione alla vigilanza e salvaguardia del patrimonio ampelografico locale, in primis Primitivo, quale elemento di distinzione delle produzioni vitivinicole delle nostre Dop e Igp. In particolare, in merito alla modifica del decreto 13 agosto 2012 concernente l’etichettatura e la presentazione dei prodotti del settore vitivinicolo Dop e Igp, vi è la necessità di un’immediata presa di posizione regionale. Tale intervento impedirebbe che il Primitivo possa essere presentato nelle descrizioni secondarie di etichette riferite a vini rossi senza vitigno che provengono da Dop e Igp di altre regioni italiane. Inoltre, si eviterebbe che nell’elenco dei sinonimi vengano aggiunte delle varietà di viti che possono essere utilizzati nell’etichettatura e nella presentazione dei vini”.

Nelle ore successive, hanno protestato anche il Gal “Primitivo di Manduria” e Coldiretti Puglia, rappresentata dal presidente Savino Muraglia e dal responsabile del settore vitivinicolo Gianni Cantele. Questi ultimi hanno chiesto anche l’intervento diretto del presidente della Puglia Michele Emiliano “per contrastare il provvedimento della Regione Sicilia”.

«Giù le mani dal Primitivo – ha scritto Coldiretti nella sua pagina Facebook - che dopo i casi di bottiglie vendute con Doc californiane Napa Valley e Sonoma County rischia di subire lo scippo da altre regioni italiane. I nostri produttori vitivinicoli sono molto preoccupati. Ci poniamo seri interrogativi sulla tutela e la salvaguardia delle denominazioni regionali e dei vini prodotti dai vitigni autoctoni».

Immediata è stata ieri la presa di posizione di Emiliano. «Registriamo – ha affermato il presidente della Puglia - le forti preoccupazioni nel mondo agricolo pugliese per il provvedimento con il quale la Regione Sicilia ha autorizzato la coltivazione della varietà di uva Primitivo sul proprio territorio. I nostri produttori temono, giustamente, che altri territori possano sfruttare in maniera indebita il crescente consenso di mercato di una denominazione che, grazie al duro lavoro e ai tanti investimenti dei pugliesi, si sta imponendo sempre di più tra le eccellenze del panorama enologico mondiale. Pur rispettando la legittima decisione dell’Amministrazione siciliana, desidero rassicurare tutti che il Governo regionale è vigile per far sì che le varietà vitivinicole autoctone e le denominazioni di origine pugliesi siano adeguatamente tutelate. Non mancheremo di segnalare ai nostri interlocutori istituzionali, anche in sede di Commissione delle Politiche Agricole della Conferenza delle Regioni, la nostra ferma volontà di difendere l’unicità dei vini pugliesi e di salvaguardare i principi e i diritti dei nostri produttori».

«Per questo motivo – ha concluso Emiliano - anticipo che l’Amministrazione regionale è pronta ad opporre una dura opposizione, in ogni modo e in tutte le sedi consentite, nell’eventualità possa emergere una proposta che prevede di inserire la varietà Primitivo in disciplinari Dop o Igp diversi da quelli che già lo consentono».

Nella stessa giornata di ieri è arrivata anche la presa di posizione della ministra Bellanova. «Mai consentirò - ha sottolineato l’esponente del Governo - che una bottiglia di vino siciliano Dop o Igp possa chiamarsi "Primitivo" esattamente come solo le Dop e Igp siciliane possono utilizzare il nome del vitigno "Nero d'Avola", e questo nonostante quel vitigno possa essere coltivato in altre regioni che lo hanno inserito nell'elenco delle varietà raccomandate e autorizzate. La legislazione Europea e i corrispondenti Decreti nazionali, come sa chi li conosce, proteggono i riferimenti territoriali, le cosiddette indicazioni geografiche, ma non creano la protezione giuridica delle varietà né impediscono che quelle uve possano essere coltivate anche altrove. Purtroppo questa è un'epoca in cui nessuno più studia o semplicemente si documenta ed è ben triste una politica che cavalca qualsiasi cosa pur di guadagnare un po' di visibilità, ingenerando confusione e peraltro legittimando aspettative di tutti i generi. Eppure anche sul sito del Ministero è possibile reperire tutte le indicazioni necessarie proprio sulle Indicazioni geografiche che rappresentano una eccellenza indiscussa della nostra filiera alimentare e il legame inscindibile tra territori e eccellenze produttive, soprattutto nel caso del vini e delle oltre 500 cultivar che fanno del nostro Paese un unicuum».

«In Sicilia, come in altre regioni italiane – ha proseguito la Ministra - non si può impedire, dopo necessaria sperimentazione, l'impianto di viti Primitivo ma i vini Dop e Igp ottenuti non potranno mai essere etichettati con l'indicazione in etichetta del nome del vitigno Primitivo. Nel DM del 13 agosto 2012 è infatti indicato senza equivoci come quella varietà "Primitivo" possa essere solo usata nell'etichetta di vini Dop o Igp della Puglia e delle regioni: Basilicata, Campania, Abruzzo, Umbria, Lazio e Sardegna. Pertanto nulla vieta che anche la Sicilia, dopo adeguata sperimentazione, lo classifichi prima in osservazione e poi lo dichiari eventualmente idoneo alla coltivazione. Resta il fatto che la coltivazione del vitigno Primitivo non consente in aree diverse dalle Dop e Igp indicate nel DM 13 agosto 2012, l'uso del termine varietale sulla bottiglia di Primitivo».

«Una accortezza maggiore – conclude Bellanova - sarebbe consigliata anche in questo caso perché non si ingenerino allarmi ingiustificati e conflitti tra Regioni, soprattutto del Mezzogiorno che, anzi, dovrebbero e potrebbero fare della qualità e della valorizzazione delle loro eccellenze una battaglia comune e una strategia di posizionamento globale».

L’assessore all’Agricoltura della Regione Siciliana Edy Bandiera, infine, oggi ha replicato al senatore Stefàno accusandolo di “procurato allarme” e sottolineando che l’operato della Regione Siciliana, attraverso il Decreto 1733 del 9 agosto 2019 del Dirigente Generale del Dipartimento dell’Agricoltura, “è regolare e legittimo”.

Ribadendo “la serietà del mondo vitivinicolo siciliano”, Bandiera ha quindi ricordato che il provvedimento di autorizzazione alla coltivazione del Primitivo è stato proceduto da una sperimentazione pluriennale, finanziata dal Ministero e affidata all’Istituto regionale Vino e Olio di Sicilia.
Rosario Faggiano